GRAZIE DON ROMANO!

Don Romano è stato il nostro parroco dal 1984 al 1997, una presenza “grande e grossa” che da bambini guardavamo con gli occhi all’insù e con un po’ di soggezione, sentimento che poi svaniva quando venivamo rassicurati dal suo sorriso contagioso. I primi ricordi sono legati alla catechesi del martedì pomeriggio, che terminava sempre con la Messa nella cappella della Pieve, ma soprattutto a quel rito domenicale che ci faceva sentire comunità: quando ci chiamava sull’altare per recitare il Padre Nostro in un grande cerchio, stringendoci la mano fino al segno della pace.
Don Romano è stato il volto della nostra adolescenza, era uno che non faceva sconti: ti diceva le cose in faccia, senza giri di parole e senza lasciare nulla in sospeso, convinto che la chiarezza fosse la base di ogni rapporto vero. Eppure, proprio quella sua energia travolgente — e talvolta ruvida — ha saputo abbattere ogni nostra difesa, trasformando un gruppo di ragazzi in una vera comunità.
Negli anni ’80, portarci all’Isola d’Elba sembrava un’impresa verso l’altro capo del mondo. Abbiamo ancora negli occhi la corriera che ci lasciava ai piedi della Valle dei Molini: da lì, zaino in spalla e a piedi, verso quei campeggi che negli anni sono arrivati a ospitare centinaia di ragazzi. In quel contesto abbiamo imparato il valore del servizio e della convivenza, tra i turni per lavare i piatti e le tavole da preparare, scoprendo che la condivisione passava dai gesti più semplici. Mare, giochi e serate assieme, tra le quali c’era quella speciale delle pizze: Don Romano prendeva il comando della pala e, tra una sfornata e l’altra, il forno della Valle dei Molini diventava il teatro di infinite risate!

Erano esperienze che poi crescevano con noi: dai campi sullo Zugna come animatori per i più piccoli, alle nevi di Vermiglio e Lavarone, dove ci portava ogni giorno a pattinare, e poi i ritiri a Rimini nei giorni precedenti la Pasqua, fino alle grandi adunate con Giovanni Paolo II, come l’esperienza indimenticabile del pellegrinaggio in Polonia per la Giornata Mondiale dei Giovani nel 1991 a Czestochowa, circa 25 km a piedi ogni giorno, eravamo stanchi ma felici di poter stare assieme.

Don Romano non cercava spettatori, ma protagonisti. Insisteva molto sull’azione caritativa, spronandoci a dedicare i nostri sabato pomeriggio all’animazione dei ragazzi delle elementari e medie: per lui la fede non era una teoria, ma qualcosa che prendeva forma con la fatica delle salite, la pazienza del servizio e la gioia di stare insieme. Il sabato sera, poi, era un “must”: ritrovarsi sotto le sale della canonica per cantare, giocare e parlare ci faceva sentire vivi e parte di qualcosa di grande. Un legame che diventava ancora più stretto durante l’estate, quando ci incontravamo ogni giorno per le Lodi al mattino e la Compieta la sera sulla terrazza della canonica oppure nel parco sottostante, era una bellissima occasione per pregare insieme e fermarci a chiacchierare. Persino la Messa era diventata un appuntamento irrinunciabile: ci ritrovavamo ad animare quella della domenica sera e, quasi senza accorgercene, anche quella del venerdì. Non è che fossimo più bravi o più ‘santi’ degli altri, anzi; era semplicemente che lì, in quella proposta così umana, avevamo trovato un posto dove valeva davvero la pena stare.

Don Romano c’è stato nelle gioie e nel silenzio dei momenti più bui, quando la sua figura solida è stata il sostegno necessario per affrontare il lutto di amici scomparsi davvero troppo presto. Ma il dono più grande che ci ha lasciato, ripensandoci oggi, è stata la sua fiducia incrollabile. Ci affidava responsabilità e sogni con criterio, ma senza mai avere paura di vederci sbagliare: ha creduto in noi quando ancora non eravamo capaci di farlo da soli e di questo non possiamo che essergli riconoscenti.